DOTT.SSA ILARIA CADORIN

DOTT.SSA ILARIA CADORIN

Psicologia e Benessere
Frasi e pillole psicologiche
RELAZIONI "Le relazioni che hai, sono lo specchio della persona che sei." - Dr.ssa Ilaria Cadorin "Non si può rendere giusta la persona sbagliata." - Dr.ssa Ilaria Cadorin "Se io sono in equilibrio dentro di me...
Immagini psicologiche
AMORE   OBIETTIVI CAMBIAMENTO   RELAZIONI ECCESSO FIGLI PAPÀ FOCUS PROBLEMI    MALATTIA PSICOTERAPIA   ABITUDINI GIUDIZIO TEMPO POSSIBILITÀ RILASSAMENTO PERSEVERANZA     Tutte le immagini e le frasi sono protette da Copyright © DR.SSA...
Codice Deontologico
Capo I - Principi generali Articolo 1 Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all'Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l'ignoranza delle medesime non esime...

Frasi e pillole psicologiche

RELAZIONI

  • “Le relazioni che hai, sono lo specchio della persona che sei.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non si può rendere giusta la persona sbagliata.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Se io sono in equilibrio dentro di me e con le mie “parti interne”, anche le relazioni che instaurerò saranno sane e buone. Se invece dentro di me regna il caos, attrarrò, sarò attratta e instaurerò relazioni DIFFICILI, MALATE e DISTRUTTIVE. La causa è sempre dentro di me… l’importante è capirlo.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non bisogna andare d’accordo con tutti ed essere amici di tutti. Scegli chi far entrare nella tua vita. Seleziona!” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

AMORE

  • “Amarsi voler star meglio, in due!” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Se mi lascio incuriosire dal partner non smetterò mai di conoscerlo. Al contrario, se lo dò per scontato non riuscirò più a farmi sorprendere da lui. LA VERA MALATTIA DI COPPIA E’ LO SCONTATO. Il partner diventa dato per scontato quando lo si vede per “come deve essere PER ME” senza lasciare uno spazio vuoto, creativo, per vederlo così per “come LUI è”. É il “io so che tu sei così… so già che in una situazione così tu ti comporterai in questo o quell’altro modo”. Lo scontato toglie alla coppia il gioco, la complicità, la possibilità di stupirsi e di lasciarsi stupire.
    Lo scontato fa morire la coppia, le toglie energia, profumo, emozione. Lo scontato apre al tradimento, perché se il mio compagno, la mia compagna, mi dà per scontato/a, sarò più vulnerabile agli sguardi di altri uomini o di altre donne. Ma se io sento che il mio partner mi guarda ogni mattina come se io fossi un MISTERO, un’anima da scoprire, allora sarà più facile per entrambi rimanere uniti nella coppia, felici di giocare e conoscersi, ancora una volta”. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Sono le piccole cose a fare la differenza…
    Un bacio inatteso.
    Un fiore senza motivo.
    Preparare il piatto preferito del tuo lui, della tua lei.
    Un post-it con una frase dolce.
    Un massaggio.
    L’amore non è qualcosa che una volta “raggiunto” rimane a prescindere da tutto, ma va nutrito costantemente.” -Dr.ssa Ilaria Cadorin

 

COPPIA

  • “L’attrazione fisica nella coppia non è sufficiente per far andar bene una relazione, ma è fondamentale per mantenere accesi l’interesse, la passione, il gioco e la fedeltà.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “La coppia che regge nel tempo è la coppia disposta a superare il conflitto: è in grado di riconoscere quando c’è un conflitto, di toccarlo, di starci, di soffrire, ma soprattutto di prendere per mano l’altro e andare oltre. Una coppia che non affronta i problemi, una coppia che nega le difficoltà facendo finta di niente, ad un certo punto crolla. Così come crolla la coppia che vede il problema e ci rimane, senza darsi alcuna possibilità di recupero e risoluzione.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • Un rapporto nel quale i partner si chiudono uno sull’altro non è mai sano, per entrambe le parti. Una relazione può funzionare quando nello stare in coppia si desiderano e ricercano momenti di CONDIVISIONE mantenendo anche uno spazio legato a se stessi, uno spazio tutto proprio (l’estetista, il caffè con l’amica, o la birra con l’amico, l’ora in spa o in palestra ecc). Rinunciare a se stessi non farà mai bene a nessuno! Logicamente in una relazione di coppia saranno prevalenti i momenti INSIEME ma non per sacrificio quanto piuttosto per SCELTA: si sceglie di stare insieme perché si ha VOGLIA di stare insieme e si sente che lo spazio condiviso arricchisce la vita personale. Se i momenti personali superano lo stare insieme solitamente sarebbe opportuno porsi qualche domanda sul “come” si sta in coppia (mariti o mogli che sembrano inventarsi qualsiasi attività pur di evitare quello spazio condiviso)… E a quel punto chiedersi quanto si è felici in quella situazione, eventualmente attivandosi per cambiarla. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “ESSERE COPPIA”… Percepire che quando si è insieme si diventa invincibili.
    Sapere che le difficoltà si attenuano perché in due si è più forti per affrontarle e per difendersi.  Sentire che le occasioni di felicità si amplificano perché si è scelto di stare con un uomo, con una donna, non perché in piedi, da soli, non si riesce a stare ma perché da soli si sta bene, ma in due si sta da favola… Come una squadra lotta insieme per vincere, un uomo e una donna che si amano sono disposti a mettere impegno, energie, dedizione, attenzione e tempo per proteggere, curare, nutrire e far vivere la loro relazione, giorno dopo giorno. – Dr.ssa Ilaria Cadorin

 

 FIGLI

  • “Se adesso che sono solo un bambino
    mi dai la possibilità di sentirmi forte
    e capace di fare e ottenere risultati,
    da grande avrò la fiducia
    di poter ritornare un supereroe,
    ai primi voti bassi a scuola,
    alle prime delusioni d’amore,
    ai primi litigi con gli amici,
    alle prime sfide e fatiche della vita.
    Non bloccarmi.
    Non fare al posto mio.
    Ma insegnami ad essere un supereroe…
    Come te.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Sono loro a inseguirvi con gli occhi. Loro a vedervi come degli eroi, delle eroine incrollabili e dai super poteri. Sono loro, i vostri FIGLI, a non desiderare altro se non di essere GUARDATI… e non solo visti (e a volte nemmeno quello).
    Si aspettano che dedichiate loro delle attenzioni VERE, un momento di gioco, una favola prima di dormire… Non vogliono essere “parcheggiati” sempre da qualche parte, o con qualche cosa. I vostri figli richiedono VOI. Questo è il regalo più grande e di maggior valore che possiate fare loro.” – Dr.ssaIlaria Cadorin
  • I figli non sono TROFEI da mostrare agli altri e dei quali “vantarsi”: un conto è esserne fieri e provare questo sentimento dentro di sé, un altro è aver bisogno del mondo per metterli in mostra e avere attraverso una conferma di loro, una conferma di se stessi. Con i figli non si può essere genitori-amici: loro hanno bisogno di esempi e modelli, non di mamme e papá che si confidano con loro rivelando fragilità e difficoltà. Loro vogliono vederci come rocce stabili!
    I figli non si possono comprare per mezzo dei “regali”: non è un bene PER LORO che abbiano tutto ciò che chiedono (o anche di più) e che confondano il vero significato delle cose. Per essere felici non occorre “avere”, “avere”, “avere sempre”. E non tutto ciò che c’è nel mondo è necessario: ci sono priorità, ci sono valori e pesi diversi, ci sono scelte e sacrifici dietro le cose che si comprano. I figli non chiedono cose, chiedono Presenza, Affetto, il Saper Giocare con loro… tutte cose che non si possono comprare, ma per le quali occorre mettersi in gioco in prima persona. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non si può pensare di avere un figlio e che la propria vita non cambi.
    Non si può pensare di avere un figlio e di non dedicargli il tempo per Giocare, tempo che gli spetta e che deve essere sostituito con il tempo dell’adulto, delle cene con gli amici e nei negozi per acquisti vari.
    Nel momento in cui un uomo e una donna mettono al mondo un figlio devono essere pronti a cambiare e a fare spazio dentro di sé, nel cuore, ma anche fuori sé, nelle abitudini e negli stili di vita. Il bambino richiede la tua Presenza SEMPRE, “tutto il giorno, non un weekend ogni due.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “L’amore di un genitore per un figlio deve essere così grande da permettergli di sbagliare, sempre che questo non costituisca motivo di grande pericolo. È l’esperienza che fa maturare. Solo nella libertà il bambino può sperimentare ed esprimere se stesso nel mondo.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • Per maturare, il PREADOLESCENTE e l’ADOLESCENTE devono avere l’idea della SOLIDITA’.  Se non c’è solidità, come faccio a crescere?  Se la mia mamma e il papà non hanno una struttura abbastanza forte non solo da reggere ai loro traumi della vita ma anche a farne fronte nella maniera più sana possibile, che strumenti posso prendere io per crescere con solidità?
    Se vedo la mia mamma e il mio papà appigliarsi al nulla, all’effimero, alle gratificazioni immediate, se non ho regole, se non ci sono relazioni buone ed equilibrate, se non c’è una struttura che contiene loro (e me di conseguenza), come faccio a crescere? Sono i genitori a far crescere i bambini.  Non i bambini a crescere da soli.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Il bambino ha 3 occhi:
    – uno guarda incessantemente il papà (come sta, cosa fa, come vive),
    – uno guarda incessantemente la mamma (come sta, cosa fa, come vive),
    – uno guarda incessantemente la relazione di coppia, anche quando la coppia è separata.
    A questi tre sguardi è affidato l’esistere del bambino: se i miei genitori sono decentrati, io mi vedrò decentrato; se i miei genitori sono forti e stabili, io proietterò nel mio futuro forza e stabilità.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • 5 FRASI DA DIRE PIÙ SPESSO AI BAMBINI:
    1. “Mi piace stare con te e mi diverto un sacco!”
    2. “Mi sei mancato”
    3. “Ti capisco e so come ti senti”
    4. “Sono certo che ci riuscirai! Provaci ancora!”
    5. “Ti voglio bene… sempre, anche quando sono arrabbiata o quando fai i capricci” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

 

PSICOTERAPIA

  • “Che mondo sarebbe se tutti facessero un po’ di terapia su di sé!” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Se ciò che stai vivendo da tempo é pesante, difficile, frustrante e angosciante, non credere che il corpo e la mente siano invincibili. Se non affronti quei problemi, il corpo e/o la mente prima o poi ti presenteranno il conto.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “E’ incredibile come i primi a denigrare la psicoterapia e la psicoanalisi siano quelli che non l’hanno mai fatta e che anzi, se ne guardano bene dall’approcciarsi ad essa. Lasciamo stare le angosce e le resistenze inconsce che si possono avere e che più forti sono più saranno negate… Ma da bambini ci hanno insegnato che prima di dire che un cibo non ci piace bisognava assaggiarlo. Cosa è cambiato? Attenzione a quei professionisti, e non, che vi propongono la cura di ogni male e la risoluzione di ogni problema senza avere le competenze opportune per farlo e prendendosi la libertà di sminuire discipline che invece proprio di questo si occupano.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • C’è chi a tutti i costi si vuole “arrangiare”. Chi, piuttosto di chiedere aiuto, preferisce rimanere lì dove è. Ancor di più se quell’aiuto è “LO PSICOLOGO”: “Io non vado dallo psicologo, mica sono matto.”Riconoscere di avere bisogno di un aiuto per uscire da una situazione che si sente pesante, da una vita che schiaccia e soffoca, da relazioni sbagliate e malate… non significa essere deboli. Anzi. Significa essere consapevoli che uscire o migliorare una situazione si può, ed è più facile se c’è qualcuno che mi tende la mano, se c’è qualcuno che mi accompagna, se c’è qualcuno che lavora con me affinché io possa smettere di farmi male e cominci veramente a VIVERE. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • Spesso non ci si rende conto di quanto si è “difesi”, in uno spazio di colloquio psicologico o psicoterapeutico.  È proprio come se si indossasse una corazza per il timore che l’altro possa “entrare” e vedere. Vedere un dolore.  Vedere delle ferite.  Vedere qualcosa di cui ci vergogniamo. Vedere le nostre fragilità.
    Lo psicologo è qui per aiutarti, non per giudicarti o criticarti.
    Lo psicologo è qui, in un tempo pienamente dedicato a te, per lavorare e riflettere CON te, non al posto tuo, ma INSIEME a te.
    Lascia le armi.
    Qui non servono. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non si può salvare chi non si rende conto che sta annegando.
    Non può un bagnino buttarsi in acqua e chiedere ad ogni persona che trova: “Scusa, hai bisogno di aiuto?”
    Chi richiede aiuto, a me, come ad altri professionisti, è sicuramente una persona che ha preso consapevolezza delle sue difficoltà ed è disposta a farsi sostenere e accompagnare da qualcuno che, con fiducia, è già lì a tendere la sua mano. Ma il primo passo lo devi fare tu.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non mi merito un amore/lavoro/vita così”
    “Non sono all’altezza”
    “Non sono capace”
    “Non sarò mai come desidero”
    Quanto il nostro dialogo interno a volte può essere negativo e limitante per noi? Ma è davvero così come dice quella “vocina” nella testa?
    Quella voce è il frutto delle nostre esperienze, dei nostri condizionamenti, di cui che abbiamo vissuto sin da piccoli nella nostra famiglia e dei pensieri che già i nostri genitori avevano e ci hanno trasmesso.
    Quella vocina è frutto del PASSATO.
    E il passato non è e non sarà mai il PRESENTE, tanto meno il FUTURO.
    Una buona psicoterapia ci aiuta a modificare quella vocina nella sua parte più profonda però tutti, ripeto TUTTI, possiamo ottenere straordinari cambiamenti se solo ci mettessimo nella posizione di essere CONSAPEVOLI che quella voce non siamo noi, e che SIAMO-NOI-CHE-DECIDIAMO-ORA cosa desideriamo vivere. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Un bravo psicoterapeuta impara a mantenere vivo dentro di sé uno spazio mentale vuoto, aperto ad accogliere il MISTERO.
    Svuotarsi dalle proprie conoscenze e far crollare per un attimo quei muri mentali entro cui incasellare l’esperienza è il giusto atteggiamento da mantenere di fronte al paziente, adulto o bambino che sia.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non sempre le “corazze” (le “difese”, in termini psicodinamici) che ci siamo abituati ad indossare ci danno il beneficio di protezione per il quale erano state adottate. Se tenute per lungo tempo più che rinforzarci rischiano di indebolirci, divenendo estremamente controproducenti per la nostra salute e il nostro benessere psicologico e fisico.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Ognuno di noi ha dei MOSTRI dentro di sé. Far finta che non esistano alimenta ancora di più la loro presenza. La sfida è DARGLI UN NOME, conoscerli e affrontarli per poterli domare. Non tutti però riescono a fare questo, perché richiede fatica, impegno, tempo e capacità di accettare il dolore, la tristezza, la frustrazione e la rabbia. Però i CORAGGIOSI questo lavoro riescono a farlo.
    E sono proprio loro poi a poter cambiare il mondo, a rendere questo un mondo migliore, MIGLIORANDO SE STESSI.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

CAMBIAMENTO

  • “Che si chiami lavoro, matrimonio o percorso di vita, se finisce fai in modo che l’inizio sia un salto in avanti, fai in modo di desiderare, creare e attrarre per te qualcosa di molto più è molto meglio di prima.
    Non è vero che ogni volta che “si chiude una porta, si apre un portone”.
    Non tutti, dopo una “fine”, fanno scelte in linea con una crescita.
    A volte ci si stabilizza ad un livello, “sempre uguale” per anni (“tutti gli uomini/le donne che ho conosciuto sono “così”). A volte si può persino regredire.
    Questo accade quando la “lezione” non è stata imparata e l’Universo, Dio, Buddha o chi esso, che vuole il nostro bene, non ci dà il 18 politico per superare quel nucleo difficile ma ci rimanda, proprio come a scuola, a vivere un’esperienza che ci possa permettere finalmente di fare un salto energetico, spirituale, psicologico.
    Quando si chiude una porta, si apre un portone… solo se lo vuoi e solo se sei pronto.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “È da sempre così, non posso farci niente”.
    “Dr.ssa, sono stanca di far di tutto per cambiare la situazione, evidentemente la mia vita deve andare così e basta”.
    “Non posso cambiare vita: anche se la mia situazione lavorativa (o con il partner, o con la famiglia, o con il proprio corpo), non mi soddisfa, NON POSSO cambiare”.Se credi nell’impossibilità di cambiare la tua vita, tranquillo: non la cambierai mai. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non sono l’iscrizione ad un percorso, la lettura di un libro, il colloquio con un vecchio saggio dell’Himalaya che ti cambiano la vita.
    Nulla ti cambia la vita. Sei TU che, decidendo di cambiare la tua vita, compi tutta quella serie di scelte (consce e inconsce) che ti permettono di incamminarti nella via del cambiamento e della trasformazione.
    Basta scuse! I veri protagonisti siamo noi e nulla piove dall’alto.”  – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Non si cresce se non si sbaglia mai.
    Non si impara a camminare se non si è caduti mille volte.
    Non si può evolvere e completarsi se non si è sbagliato, se non ci si è persi e se, infine, non ci si è ritrovati.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

 

TEMPO

  • Per quelli che “Non-ho-tempo”…

Non ho tempo per pensare a me stesso.
Non ho tempo per prendermi cura di me.
Non ho tempo per dedicarmi al mio corpo, al mio benessere fisico.
Non ho tempo per l’attività fisica.
Non ho tempo per andare da una psicologa e affrontare ciò che da anni mi assilla.
Non ho tempo di andare da quel dottore per sistemarmi la schiena o il collo doloranti.
Non ho tempo di leggere, anche se mi piacerebbe tanto perché mi aiuta a staccare la mente.
Non ho tempo di stare con mio marito in intimità perché c’è sempre qualcosa da fare (…e poi a letto sono entrambi con il cellulare in mano).
Questi “NON HO TEMPO” NON esistono.
Sono SCUSE e GIUSTIFICAZIONI per non assumersi realmente la responsabilità della propria vita.
– Dr.ssa Ilaria Cadorin

  • Spesso sento clienti ma anche amici o conoscenti lamentarsi di “non avere il tempo”….  MA per le cose che ci interessano facciamo i salti mortali! Possiamo fare i conti con una signora in pensione che a fine giornata ci racconta con foga di aver fatto mille cose confuse e ancora di non avere il tempo per farne alcune altre. Così come possiamo vedere un imprenditore di successo riuscire a incastrare i notevoli più impegni della signora in pensione e nonostante questo persino a ricavarsi del tempo per se stesso! Quale è la differenza?
    Non il tempo che “realmente” abbiamo: non esiste nulla di reale e oggettivo.
    A fare la differenza è il desiderio che ognuno ha di CREARSI quel tempo SPECIALE per se stesso.Io non HO tempo per me. Io mi CREO il tempo per me.  – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • La vita è troppo breve per passare il tempo arrabbiati. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • Ci sono cose che non valgono nemmeno 1 minuto: la rabbia, il rancore, i pettegolezzi, la lamentela, il vittimismo, la critica e il giudizio. Ci sono cose che necessitano di almeno 1 minuto del tuo tempo: respirare profondamente, la gratitudine (dire e dimostrare il proprio “grazie”), l’amore (farlo e dimostrarlo!), lo studio e la lettura, il prendersi cura (di sé, degli altri, delle piante e degli animali), giocare e divertirti!. – Dr.ssa Ilaria Cadorin

EQUILIBRIO

  • “Solo le donne sanno quanti sforzi devono fare nella vita per rimanere in equilibrio! In equilibrio con se stesse e il partner, i figli, il lavoro, la vita! Le donne di oggi sono bravissime a incastrare tutti i pezzi del puzzle della loro vita: sono donne lavoratrici, curano i figli, la loro educazione, li seguono nelle attività scolastiche ed extra-scolastiche, si curano del marito, della casa, di riordinarla e pulirla, di preparare i pasti avendo mille attenzioni verso tutti… ma quante energie richiede tutto questo? Che fatica! Nel turbinio frenetico della vita corrono un rischio enorme, ovvero quello di perdere qualcosa di fondamentale,  di imprescindibile per la loro salute: rischiano di perdere SE STESSE.
    Una donna perde l’equilibrio quando…
    Perde l’equilibrio quando vive situazioni di coppia poco chiare e frustranti.
    Perde l’equilibrio quando mette in primo piano le esigenze altrui, finendo per farsi schiacciare.
    Perde l’equilibrio quando si dimentica di amare se stessa, per riempire d’amore chi la circonda.
    Perde l’equilibrio quando gli abbracci li deve richiedere, anziché riceverli spontaneamente.
    Perde l’equilibrio quando si sente brutta e inadeguata, scordandosi di quanta bellezza è racchiusa dentro di sé.
    Perde l’equilibrio quando non si sente amata, apprezzata, desiderata.
    Perde l’equilibrio quando si accontenta di briciole di attenzione e di amore.
    Perde l’equilibrio quando la rabbia, il rancore e l’insofferenza verso la sua vita non le consentono di sperimentare la magia del suo potere femminile, che tutto ama, tutto comprende, tutto accoglie.
    Perde l’equilibrio quando si uniforma alle richieste del mondo, del marito, della società, non riuscendo più a distinguere ciò che è maschera e ciò che è autenticità.
    Per ritrovare l’equilibrio, una donna ha bisogno di ricordarsi la sua vera natura, di ricominciare da sé, di prendersi per mano e a cuore e di ricostruirsi, un passo alla volta… e tornare a danzare!” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “La nostra vita è sempre in EQUILIBRIO, anche quando abbiamo ritmi frenetici lavorativi e stiamo per scoppiare o facciamo un lavoro che non ci piace per niente, quando abbiamo raggiunto un peso fisico massimo e non siamo più felici di noi o quando non dormiamo sullo stesso letto con nostro marito da anni e il rapporto di coppia non è altro che parvenza.  È equilibrio perché così “ci viviamo”, conosciamo quella realtà che fa parte della nostra vita, per quanto difficile e scomoda da sopportare.  Ma non tutti (per fortuna!!) si accontentano di questi “EQUILIBRI MALATI”.  Arriva il punto in cui si “sbotta”, si rompono gli argini che fino a prima ci contenevano.
    Si lascia il lavoro.  Si discute con il compagno per ricostruire ciò che sembra svanito. Ci si iscrive in palestra.
    Una cosa è certa: tutto questo non è facile!!
    È molto più semplice tacere di fronte ai problemi di coppia facendo finta di nulla, sopportare il lavoro che si odia “perché almeno ho lo stipendio fisso”, continuare a mangiare cibi golosi perché rinunciarci sarebbe difficilissimo (qui siamo sempre sotto le feste tra panettoni e frittelle!). Però sono proprio questi DISEQUILIBRI, che all’inizio ci creano confusione e richiedono una quantità enorme di energia, ad essere assolutamente SANI per noi!
    Sono questi a permetterci di cambiare, di dare una svolta alla nostra vita.
    Saranno disequilibri sicuramente MOMENTANEI perché appena la situazione si sarà assestata si trasformeranno in NUOVI EQUILIBRI, positivi e sani per noi, per la nostra vita, per ciò che desideriamo.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

GIUDIZIO

  • “Non c’è peggior giudizio di quello ascoltato da chi si sente giudicato in partenza.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Se hai tempo per guardare e giudicare la vita degli altri, almeno fai in modo che la tua vita sia perfetta. Perché se così non fosse, ti conviene tornare con il focus su ciò che ti riguarda.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

 

CONSAPEVOLEZZA

  • Se non dai “nome” a ciò che provi, quell’emozione, quello stato, quell’emozione non ti appartengono e non potranno farti crescere. – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Una personalità integrata e matura non soffre di solitudine.
    I bambini, quando sono soli, possono sentirsi tristi e abbandonati. Ma un adulto, un adulto che sta bene con se stesso, non si sente solo. Non ha bisogno di riempirsi di affetti momentanei e di passaggio. Non ha bisogno dell’emozione del momento. Non ha bisogno di fuochi d’artificio.
    Chi ha se stesso, ha la migliore compagnia possibile.
    Non si annoia mai, una persona matura integrata.
    Sa stare nel tempo, nel dolce far niente, in modo rilassato.
    Sa gestire le proprie paure, le delusioni su se stesso.
    La persona integrata è talmente forte e felice che non vede “difetti” in sé, ma “caratteristiche”, parti più fragili e angoli da smussare che la rendono la persona speciale che è. Definirsi “difettosi” significa svalutarsi, dirsi: “così non vado bene, ho bisogno di essere corretto”.
    Chi ha se stesso, non mette maschere. Non mente. Non deve farsi vedere per quello che non è. Perché si conosce e sa, autenticamente, quale è il suo volto. Ed è proprio quello che vuole mostrare alle persone che lo circondano
    La persona integrata, sa leggere le parti di sé con accettazione incondizionata ed è proprio questo a permetterle di modificarsi e trasformarsi con una libertà ed un potere enormi.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

SCEGLIERE

  • “Crea la tua musica! Non seguire quella che gli altri ti impongono di ascoltare. Se senti che è il momento di ascoltare il TUO disco, fallo partire!” – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Lascia spazio alla parte migliore di te. Lasciala emergere. Lasciala vivere.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

 

LUTTO

  • Non si può negare la morte ai bambini.
    Nelle esperienze di lutto è sbagliato negare un’esperienza di morte ai bambini (familiare, come la morte dei nonni o, ancora più grave, quella dei genitori o di fratelli). I bambini CAPISCONO e si sentono traditi a livello profondo non acquisendo una risposta adeguata sul come fronteggiare l’elemento morte.
    Anche il diradare nel tempo la spiegazione dell’evento-morte lascia il bambino in uno spazio di attesa angosciante alla quale lui non sa far fronte, così come evidenziano di non saperne far fronte in primis le figure che negano al bambino l’evento accaduto. – Dr.ssa Ilaria Cadorin

DOLORE

  • Quando le ferite si trascurano, continuano a sanguinare. – Dr.ssa Ilaria Cadorin

ASSERVITIVITÀ

  • Perché si tende a dire “Sì” quando dentro di noi tutto urla “NO!”? Per accondiscendere ai desideri degli altri, per paura di ferirli, di passare per quelli “rigidi”… ma allo stesso tempo per paura di imporci, di farci valere e RISPETTARE.  I “Sì” incongruenti sono quelli che nel più breve tempo ci richiedono una fatica enorme per essere portati avanti. Ovvio! Se fosse stato “per noi” non avremmo di certo accettato!
    Peccato però che proprio “per noi” dobbiamo essere congruenti se vogliamo non avere pentimenti e fare davvero ciò che riteniamo giusto e rispettoso per noi. – Dr.ssa Ilaria Cadorin

FELICITÀ

  • La felicità non dipende dagli eventi. Possiamo essere genitori e desiderare di non avere quel figlio (mentre c’è chi pagherebbe oro per averne).
    Possiamo abitare in una casa da sogno e sentirla stretta e asfissiante come una cantina. Possiamo avere una famiglia solida che ci ama ed essere ancora in cerca del “brivido” del momento. Possiamo avere l’armadio pieno di vestiti, scarpe e borse e sentire che, ancora una volta, ci manca “quella” cosa.
    La felicità non dipende dalle situazioni o da ciò che si possiede.
    La felicità è uno stato d’essere.
    E se io SONO felice, i miei occhi cercheranno e attireranno ciò che ancor di più può amplificare questo mio sentire!
    Ovviamente vale anche il contrario, ma lo sappiamo già fare bene: “Fa tutto schifo, la mia vita è uno schifo, niente va bene, tutto è da buttare”… difficilmente con uno stato interno di questo tipo saremo in grado di vedere e attirare Positività. A noi la scelta! Io oggi DECIDO di essere FELICE!  – Dr.ssa Ilaria Cadorin

SESSO

  • L’INTIMITÀ piena e vera è NUDA, infatti sono le persone che si amano a togliersi tutte le sovrastrutture rimanendo esattamente così come sono.
    NUDE. E nella nudità, SACRE.
    Il rapporto sessuale non ha come obiettivo l’orgasmo, come tutti pensano, ma quell’ABBRACCIO che segue l’orgasmo, un abbraccio che distingue un rapporto sessuale fra persone che si amano da quello fra persone che si usano.
    In quell’abbraccio scompaiono bisogni e fragilità di ognuno.
    In quell’abbraccio ci si sente di APPARTENERE l’uno all’altro (“Tu sei mia”, “Tu sei mio”)… ed è in quell’abbraccio che vengono generati i bambini, nell’AMORE.
    In quell’abbraccio lui/lei mi TIENE STRETTO/A, al di là del mio odore e del sudore, non c’è la fretta di correre a lavarsi, di staccarsi per fumare la sigaretta o vedere le notifiche su Facebook.
    Due amanti si abbracciano.
    Due amanti si tengono.
    Tutto il resto non conta. – Dr.ssa Ilaria Cadorin

RILASSAMENTO

  • “Tantissime persone non riescono a rilassarsi semplicemente perché non sono consapevoli delle loro tensioni. La distensione nasce dalla consapevolezza”. -Dr.ssa Ilaria Cadorin

RIFIUTO

  • “I bambini rifiutati, non tenuti nella mente, i bambini maltrattati non solo o esclusivamente fisicamente, ma anche emotivamente, quando non sono ascoltati, quando non sono compresi, quando non sono coccolati, quando non sono contenuti, quando non sono visti e guardati per i loro bisogni ma per quelli egoistici del genitore… Questi bambini si aggrapperanno con mani e denti a quel non essere amati perché, comunque, farà sempre meno male del non esistere.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

BENESSERE

  • “Quando sono con me, non ho bisogno di nient’altro.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

PAPÀ

  • Il papà durante la gravidanza e dopo la nascita “serve” eccome!
    Un bimbo sentirà la sua presenza nella qualità dell’abbraccio da parte della sua mamma, nella modalità con cui la mamma riuscirà a vivere il bambino.
    Il neonato percepisce quando la coppia mamma-papà funziona!
    Un papá presente, che dà sicurezza e stabilità, permette alla mamma di affidarsi e di sentire una forza fondamentale per fare la mamma al pieno delle sue risorse. Un papá assente invece farà sentire alla mamma il peso e la fatica di un momento, i primi giorni del e con il bambino, che richiede energia e che comporta anche fatiche e frustrazioni. Papá, fatevi sentire! – Dr.ssa Ilaria Cadorin
  • “Di solito si porta sempre l’attenzione alle mamme e a seguire questa pagina sicuramente siete in maggioranza donne…
    Ma parliamo un po’ dei papà! Una donna, una mamma, ha BISOGNO di avere accanto un uomo che la PROTEGGA, che la RASSICURI, che sia per lei punto saldo, incrollabile. Sono i papà infatti a dare il CONTENIMENTO e la SICUREZZA alla coppia madre-bambino che soprattutto nei primi mesi vive in una simbiosi così forte perché vitale per la sopravvivenza del piccolo.
    Se l’uomo, il papá, cede, la mamma non avrà la forza necessaria per portare avanti il suo ruolo. Ricordiamoci sempre della loro PRESENZA e della loro FORZA, seppur silenziose sono fondamentali.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

ECCESSO

  • “C’è chi fuori dimostra di “sapere tutto”, chi si pavoneggia per le sue imprese o conquiste, o chi si atteggia in maniera esagerata. con abiti, trucco e modi di porsi, sopra le righe.Tutto ciò che è eccesso fuori nasconde un difetto dentro, una fragilità che si tenta di compensare inconsciamente cercando di mostrare fuori qualcosa di diverso. Questa è una compensazione che però non riuscirà mai a nutrire e colmare il vuoto di fondo, ma semplicemente creerà l’illusione di averlo fatto.” – Dr.ssa Ilaria Cadorin

CHIEDERE AIUTO

  • Il “fare da soli”, l’arrangiarsi a tutti i costi, non è sinonimo di “essere adulti”.
    Anche il bambino, quando si arrabbia, dice “faccio io!” pur non essendo capace di risolvere il suo problema.
    È indubbio che l’adulto sappia fare la maggior parte delle cose da solo, mentre il bambino per la maggior parte delle cose ha bisogno di qualcuno.
    Ma quando l’adulto si rende conto di essere in difficoltà e riconosce la sua fragilità, ha il coraggio e la sensibilità per chiedere aiuto a chi ne sa più di lui in quel campo specifico, a chi può fargli da guida o da accompagnatore in un momento di stallo.
    Si può chiedere aiuto al partner.
    Si può chiedere aiuto agli amici.
    Si può chiedere aiuto ai genitori.
    Si può chiedere aiuto ad un collega a lavoro, o un compagno di scuola o università.
    Come si può chiedere aiuto ad uno psicologo.
    – Dr.ssa Ilaria Cadorin

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Codice Deontologico

Capo I – Principi generali

  • Articolo 1
    Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico.
  • Articolo 2
    L’inosservanza dei precetti stabiliti nel presente Codice deontologico, ed ogni azione od omissione comunque contrarie al decoro, alla dignità ed al corretto esercizio della professione, sono punite secondo quanto previsto dall’art. 26, comma 1°, della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, secondo le procedure stabilite dal Regolamento disciplinare.
  • Articolo 3
    Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace. Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale. Lo psicologo è responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze.
  • Articolo 4
    Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi. Quando sorgono conflitti di interesse tra l’utente e l’istituzione presso cui lo psicologo opera, quest’ultimo deve esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie responsabilità ed i vincoli cui è professionalmente tenuto. In tutti i casi in cui il destinatario ed il committente dell’intervento di sostegno o di psicoterapia non coincidano, lo psicologo tutela prioritariamente il destinatario dell’intervento stesso.
  • Articolo 5
    Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico–pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.
  • Articolo 6
    Lo psicologo accetta unicamente condizioni di lavoro che non compromettano la sua autonomia professionale ed il rispetto delle norme del presente codice, e, in assenza di tali condizioni, informa il proprio Ordine. Lo psicologo salvaguarda la propria autonomia nella scelta dei metodi, delle tecniche e degli strumenti psicologici, nonché della loro utilizzazione; è perciò responsabile della loro applicazione ed uso, dei risultati, delle valutazioni ed interpretazioni che ne ricava. Nella collaborazione con professionisti di altre discipline esercita la piena autonomia professionale nel rispetto delle altrui competenze.
  • Articolo 7
    Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.
  • Articolo 8
    Lo psicologo contrasta l’esercizio abusivo della professione come definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, e segnala al Consiglio dell’Ordine i casi di abusivismo o di usurpazione di titolo di cui viene a conoscenza. Parimenti, utilizza il proprio titolo professionale esclusivamente per attività ad esso pertinenti, e non avalla con esso attività ingannevoli od abusive.
  • Articolo 9
    Nella sua attività di ricerca lo psicologo è tenuto ad informare adeguatamente i soggetti in essa coinvolti al fine di ottenerne il previo consenso informato, anche relativamente al nome, allo status scientifico e professionale del ricercatore ed alla sua eventuale istituzione di appartenenza. Egli deve altresì garantire a tali soggetti la piena libertà di concedere, di rifiutare ovvero di ritirare il consenso stesso. Nell’ipotesi in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente e correttamente i soggetti su taluni aspetti della ricerca stessa, lo psicologo ha l’obbligo di fornire comunque, alla fine della prova ovvero della raccolta dei dati, le informazioni dovute e di ottenere l’autorizzazione all’uso dei dati raccolti. Per quanto concerne i soggetti che, per età o per altri motivi, non sono in grado di esprimere validamente il loro consenso, questo deve essere dato da chi ne ha la potestà genitoriale o la tutela, e, altresì, dai soggetti stessi, ove siano in grado di comprendere la natura della collaborazione richiesta. Deve essere tutelato, in ogni caso, il diritto dei soggetti alla riservatezza, alla non riconoscibilità ed all’anonimato.
  • Articolo 10
    Quando le attività professionali hanno ad oggetto il comportamento degli animali, lo psicologo si impegna a rispettarne la natura ed a evitare loro sofferenze.
  • Articolo 11
    Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, né informa circa le prestazioni professionali effettuate o programmate, a meno che non ricorrano le ipotesi previste dagli articoli seguenti.
  • Articolo 12
    Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.
  • Articolo 13
    Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.
  • Articolo 14
    Lo psicologo, nel caso di intervento su o attraverso gruppi, è tenuto ad in informare, nella fase iniziale, circa le regole che governano tale intervento. È tenuto altresì ad impegnare, quando necessario, i componenti del gruppo al rispetto del diritto di ciascuno alla riservatezza.
  • Articolo 15
    Nel caso di collaborazione con altri soggetti parimenti tenuti al segreto professionale, lo psicologo può condividere soltanto le informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di collaborazione.
  • Articolo 16
    Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche, ancorché indirizzate ad un pubblico di professionisti tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l’anonimato del destinatario della prestazione.
  • Articolo 17
    La segretezza delle comunicazioni deve essere protetta anche attraverso la custodia e il controllo di appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che riguardino il rapporto professionale. Tale documentazione deve essere conservata per almeno i cinque anni successivi alla conclusione del rapporto professionale, fatto salvo quanto previsto da norme specifiche. Lo psicologo deve provvedere perché, in caso di sua morte o di suo impedimento, tale protezione sia affidata ad un collega ovvero all’Ordine professionale. Lo psicologo che collabora alla costituzione ed all’uso di sistemi di documentazione si adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti interessati.
  • Articolo 18
    In ogni contesto professionale lo psicologo deve adoperarsi affinché sia il più possibile rispettata la libertà di scelta, da parte del cliente e/o del paziente, del professionista cui rivolgersi.
  • Articolo 19
    Lo psicologo che presta la sua opera professionale in contesti di selezione e valutazione è tenuto a rispettare esclusivamente i criteri della specifica competenza, qualificazione o preparazione, e non avalla decisioni contrarie a tali principi.
  • Articolo 20
    Nella sua attività di docenza, di didattica e di formazione lo psicologo stimola negli studenti, allievi e tirocinanti l’interesse per i principi deontologici, anche ispirando ad essi la propria condotta professionale.
  • Articolo 21
    L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave. Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche dello psicologo. Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici. È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti. È altresì fatto salvo l’insegnamento di conoscenze psicologiche.

Capo II – Rapporti con l’utenza e con la committenza

  • Articolo 22
    Lo psicologo adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri strumenti professionali per assicurare a sè o ad altri indebiti vantaggi.
  • Articolo 23
    Lo psicologo pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso professionale. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera. In ambito clinico tale compenso non può essere condizionato all’esito o ai risultati dell’intervento professionale.
  • Articolo 24
    Lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce all’individuo, al gruppo, all’istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato. Se la prestazione professionale ha carattere di continuità nel tempo, dovrà esserne indicata, ove possibile, la prevedibile durata.
  • Articolo 25
    Lo psicologo non usa impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui dispone. Nel caso di interventi commissionati da terzi, informa i soggetti circa la natura del suo intervento professionale, e non utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio. Nella comunicazione dei risultati dei propri interventi diagnostici e valutativi, lo psicologo è tenuto a regolare tale comunicazione anche in relazione alla tutela psicologica dei soggetti.
  • Articolo 26
    Lo psicologo si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte. Lo psicologo evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi nei confronti dell’utenza, anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la credibilità e l’efficacia.
  • Articolo 27
    Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l’interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura stessa. Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.
  • Articolo 28
    Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione. Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale. Allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito. Lo psicologo non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.
  • Articolo 29
    Lo psicologo può subordinare il proprio intervento alla condizione che il paziente si serva di determinati presidi, istituti o luoghi di cura soltanto per fondati motivi di natura scientifico-professionale.
  • Articolo 30
    Nell’esercizio della sua professione allo psicologo è vietata qualsiasi forma di compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni professionali.
  • Articolo 31
    Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
  • Articolo 32 Quando lo psicologo acconsente a fornire una prestazione professionale su richiesta di un committente diverso dal destinatario della prestazione stessa, è tenuto a chiarire con le parti in causa la natura e le finalità dell’intervento.

Capo III – Rapporti con i colleghi

  • Articolo 33
    I rapporti fra gli psicologi devono ispirarsi al principio del rispetto reciproco, della lealtà e della colleganza. Lo psicologo appoggia e sostiene i Colleghi che, nell’ambito della propria attività, quale che sia la natura del loro rapporto di lavoro e la loro posizione gerarchica, vedano compromessa la loro autonomia ed il rispetto delle norme deontologiche.
  • Articolo 34
    ​Lo psicologo si impegna a contribuire allo sviluppo delle discipline psicologiche e a comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche alla comunità professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e sociale. Articolo 35 Nel presentare i risultati delle proprie ricerche, lo psicologo è tenuto ad indicare la fonte degli altrui contributi.
  • Articolo 36
    Lo psicologo si astiene dal dare pubblicamente su colleghi giudizi negativi relativi alla loro formazione, alla loro competenza ed ai risultati conseguiti a seguito di interventi professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale. Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi siano volti a sottrarre clientela ai colleghi. Qualora ravvisi casi di scorretta condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti o per il decoro della professione, lo psicologo è tenuto a darne tempestiva comunicazione al Consiglio dell’Ordine competente.
  • Articolo 37
    Lo psicologo accetta il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle proprie competenze. Qualora l’interesse del committente e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche competenze, lo psicologo propone la consulenza ovvero l’invio ad altro collega o ad altro professionista.
  • Articolo 38
    Nell’esercizio della propria attività professionale e nelle circostanze in cui rappresenta pubblicamente la professione a qualsiasi titolo, lo psicologo è tenuto ad uniformare la propria condotta ai principi del decoro e della dignità professionale.

Capo IV – Rapporti con la società

  • Articolo 39
    Lo psicologo presenta in modo corretto ed accurato la propria formazione, esperienza e competenza. Riconosce quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.
  • Articolo 40
    Indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in materia di pubblicità, lo psicologo non assume pubblicamente comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela. In ogni caso, può essere svolta pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dai competenti Consigli dell’Ordine. Il messaggio deve essere formulato nel rispetto del decoro professionale, conformemente ai criteri di serietà scientifica ed alla tutela dell’immagine della professione. La mancanza di trasparenza e veridicità del messaggio pubblicizzato costituisce violazione deontologica. Capo V – Norme di attuazione
  • Articolo 41
    È istituito presso la “Commissione Deontologia” dell’Ordine degli psicologi l’“Osservatorio permanente sul Codice Deontologico”, regolamentato con apposito atto del Consiglio Nazionale dell’Ordine, con il compito di raccogliere la giurisprudenza in materia deontologica dei Consigli regionali e provinciali dell’Ordine e ogni altro materiale utile a formulare eventuali proposte della Commissione al Consiglio Nazionale dell’Ordine, anche ai fini della revisione periodica del Codice Deontologico. Tale revisione si atterrà alle modalità previste dalla Legge 18 febbraio 1989, n. 56.
  • Articolo 42
    Il presente Codice deontologico entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla proclamazione dei risultati del referendum di approvazione, ai sensi dell’art. 28, comma 6, lettera c) della Legge 18 febbraio 1989, n. 56.

CARTOMANTI, ANGELOLOGI E COMPAGNIA BELLA

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