ti basti tu

PERCHÈ HO SCRITTO UN LIBRO?

Bisogna sempre essere prudenti con i libri e con ciò che contengono,

perché le parole hanno il potere di cambiarci

Cassandra Clare

A metà luglio ho pubblicato il mio libro “TI BASTI TU. Guida per auto-rilassarsi con il Training Autogeno“, un manuale pratico sulla tecnica di rilassamento che ormai insegno da anni.

Da quando ho condiviso la pubblicazione sui vari social, come Facebook e Instagram, in moltissimi mi avete chiesto incuriositi cosa mi avesse fatto scegliere di scrivere un libro.

La mia risposta rilancia un’altra domanda, più generica: perché si scrive un libro?

Ciò a cui si pensa di primo acchito è “per lasciare un segno” e “per dire la propria” in merito a una questione specifica.

Ho chiesto anche a chi mi segue in Instagram, quali sono a loro avviso le possibili motivazioni e alcune, tra le decine e decine di risposte arrivate, sono state: per donare qualcosa di noi (ilgattononce), per conoscere meglio se stessi, per racchiudervi una parte di noi (valenassimentina), per dare voce all’anima, alla vocina che vuol venire fuori da te (Giusy), “perché qualcuno risponda” (Michele). C’è chi ha anche pensato che si scriva un libro perché si comprende meglio una certa realtà solo condividendola (Marco).

Un libro è pur sempre un lascito e non si fa solo per se stessi ma anche (e soprattutto, almeno nel mio caso), per aiutare gli altri.

Chiamami col tuo nome

CHIAMAMI COL TUO NOME

Dopo averne sentito molto parlare, sono riuscita a vedere il film “Chiamami col tuo nome” uscito nel 2017 e vincitore del Premio Oscar 2018 come miglior sceneggiatura non originale perché tratto dal romanzo Chiamami col tuo nome di André Aciman.

Il film è ambientato nell’estate del 1983 e ci porta completamente dentro le emozioni e i vissuti di due giovani che si innamorano: Elio, diciassettenne figlio di un professore di archeologia, e Oliver, ventiquattrenne dottorando in tesi con il papà di Elio.

Due caratteri apparentemente diversi, Elio ancora in piena adolescenza e ancora in ricerca ed esplorazione personale, mentre Oliver più strutturato, sicuro di sé, già “uomo” ma al contempo così tanto vulnerabile.

Da subito tra i due personaggi ci sono reciproco interesse e curiosità, con quel pizzico di provocazione che comunque non li fa apparire distanti ma due calamite in attrazione. Nel film, infatti, l’attrarsi e respingersi tra i due è una danza che rivela tutta la paura di quel contatto e di quell’emozione che avrebbe potuto ferire entrambi.