INFEDELTÀ E TRIANGOLI PERICOLOSI

(Questo articolo è stato pubblicato nel Quotidiano Online PensallaSalute)

Il tradimento è sempre un evento estremante destabilizzante. Ancora di più quando è colto dall’altro come un fulmine a ciel sereno, una possibilità non prevista e non preannunciata.

Come psicologa, mi capita diverse volte di accogliere nel mio studio persone, più spesso donne, che cercano di affrontare il dolore e la rabbia della rivelazione dell’avvenuto tradimento da parte del partner (a questo proposito leggi l’articolo “Perché mi ha tradita?“).
Ma nel mio studio vedo anche donne e uomini che, in un momento di crisi di coppia, mi confidano: “Mi sono innamorata/o, di un’altra persona”.

E non è raro che questa “persona” sia l’amico, o l’amica, del partner.

Dal un punto di vista della razionalità, ognuno di noi può storcere il naso di fronte a queste relazioni che potremmo definire quasi anti-“etiche”, poco rispettose.

Nel triangolo lui-lei-l’amico di lui (o lui-lei-l’amica di lei), avviene una doppia ferita: una è quella dell’amore tradito e una è derivante dall’amicizia tradita. “Oltre il danno, la beffa!”

Ma come mai avviene questo? Come mai ci si innamora del migliore amico del partner?

Innanzitutto è doveroso specificare che al cuor non si comanda. L’innamoramento non avviene mai a seguito di analisi logiche ma è completamente fuori dalla logica, è irrazionale, inconscio.

Per comodità di esposizione, prenderò come riferimento la situazione in cui una donna si innamora di un amico, o migliore amico, del proprio partner ma la riflessione vale anche invertendo i termini.

 

Quando una coppia coabita nella stessa casa, è solita anche condividere insieme quei pochi momenti esclusi dalle ore dedicate al lavoro. C’è chi riesce a ricavarsi qualche ora a settimana, o al giorno, per le proprie passioni, i propri hobbies, come lo shopping, la palestra, il caffè con le amiche, ma è più frequente che si condivida il tempo libero in coppia, condividendo anche le amicizie.

Gli amici di lui o di lei, “quando condivisi” diventano quindi amici-di-coppia.

Ed è in queste situazioni, di maggior avvicinamento, che può scattare qualcosa in più.

Nella visione psicoanalitica, l’amante non è scelto a caso ma presenta delle caratteristiche specifiche che solitamente nel partner “fisso” mancano o sono venute meno nel tempo. È come se, in quel momento della vita di coppia, al partner mancasse un 30% che viene ritrovato proprio in un’altra persona, della quale ci si innamora.

E come mai si arriva ad innamorarsi proprio del migliore amico di lui? Seguitemi in questi passaggi:

  1. L’uomo che una donna sceglie per la sua vita, le piace, o almeno le piaceva in passato, per essersi innamorata di lui.
  2. L’amicizia è un legame molto forte in cui due o più persone trovano un reciproco rispecchiamento e nutrimento. Spesso gli amici hanno modi comuni di ragionare, di vivere e di godere della vita. Pensiamo alle nostre amicizie: cosa condividiamo con loro? A volte è un ambito specifico, il golf, la nautica, a volte dei punti in comune come con le mamme dei compagni di classe dei figli, o la passione per il buon cibo o il buon vino. Una cosa è certa: non si diventa amici di persone molto diverse e lontane da noi. Queste rimangono nell’area delle “conoscenze” e non di certo delle amicizie con le quali trascorrere il venerdì sera.
  3. L’amico del partner è quindi una persona vicina a lui, e probabilmente anche vicina a noi, nel modo di fare, pensare, vivere. Ci sono degli aspetti comuni di similarità e vicinanza.
  4. La fatica della vita di coppia, con la sua quotidianità e il suo “dato-per-scontato”, dovuto agli anni insieme, ci porta naturalmente a perdere il contatto con alcune parti del partner che, probabilmente, all’inizio della storia c’erano, ma che ora non ci sono più.
  5. L’amico del partner, in questo quadro, si presenta come una boccata di ossigeno, come quel “30%” che nella coppia non troviamo. È “lì”, è a portata di mano, di sguardo, di risate, di confronti.

Ricordo…

Una coppia di amici che anni e anni fa mi raccontò il momento in cui era scattato qualcosa fra di loro. Loro erano rispettivamente impegnati e si conoscevano come amicizia di coppia. C’era l’attrazione, l’interesse, la simpatia, la curiosità. Una sera il compagno di lei guida la macchina avendo accanto la compagna dell’amico del partner, che era salita davanti perché soffriva il mal d’auto. I miei amici, quindi, si sono ritrovati seduti nei sedili posteriori, con i partner davanti. Entrambi avevano la mano appoggiata sul sedile che li divideva. Finché uno dei due non ha “accidentalmente” messo la sua mano su quella dell’altro, si sono guardati e… track. Scintilla.

Ci si innamora dell’amico del partner, quindi, non solo perché ha delle caratteristiche specifiche e particolari, che nel partner sono carenti o assenti, ma anche perché nella vita di una persona, i tempi di condivisione e di svago sono così pochi e centellinati che – se la coppia sta male – si cerca e si trova la fuga e il nutrimento in qualsiasi elemento condiviso nella coppia, anche nell’amicizia.

Altre letture

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Un ulteriore, necessaria, considerazione, va posta al senso del limite che si vuole in qualche modo superare. Il migliore amico ha come sottotitolo il “Non si può”, “Divieto di accesso”. Forse, per un desiderio di sentirsi ancora appetibili, di sentire di poter superare quel limite, di essere un po’ onnipotenti, quel migliore amico può attrarre terribilmente.

Un altro elemento riguarda la rabbia che muove questo desiderio dell’altro, del migliore amico; una rabbia verso il partner che inconsciamente si vuole di attaccare e demolire, prendendosi ciò che a lui è caro: l’amicizia.

Non credete, però, che questi eventi siano così difficilmente “prevedibili e preannunciabili. In una coppia che sta bene, che funziona, nella quale ci sono condivisione, gioco, sincerità, il tradimento non avviene. Infatti, quando nel mio studio arrivano coppie in consulenza, per affrontare questo tipo di situazioni, dopo una prima fase in cui il focus è sul “Non mi aspettavo il tradimento”, si entra in una fase che è quella della comprensione dei problemi sottostanti, personali e/o di coppia, che hanno condotto al tradimento.

In generale, che si tratti di un tradimento subìto o realizzato, che sia chiamato in causa il migliore amico di lui, la migliore amica di lei, o qualcun altro, ricordatevi sempre che

il tradimento parla il linguaggio dell’insoddisfazione.

C’è qualcosa che manca nella coppia e se si è maturi a sufficienza, si può cercare di recuperare e ricostruire nella coppia, senza compensare con persone esterne.

DR.SSA ILARIA CADORIN
Psicologa n°9570 Albo Psicologi del Veneto
Contatto e-mail: cadorin.ilaria@gmail.com
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