QUANDO LA RABBIA CI SEPARA

« Uno dei motivi più tristi per cui un matrimonio finisce è che è i coniugi capiscono che non funziona solo quando è troppo tardi… Troppo spesso un buon matrimonio è dato per garantito e non si fa nulla per alimentarlo e rispettarlo nel modo che merita o di cui ha un disperato bisogno.»

Quando ci si arrabbia e si litiga, la maggior parte delle persone alza il volume della voce fino ad urlare… perché?

Prenditi il tempo di un caffè per guardare questa breve storia…

Ovviamente questa storia è un po’ romanticizzata ma, come nei proverbi, un fondo di verità c’è sempre.

Nella storia il messaggio trasmesso non è quello di non litigare, ma riguarda la modalità del litigio. È proprio questa che ci ferisce nella maggioranza dei casi: il come noi ci arrabbiamo.

John Gottman, psicologo delle dinamiche di coppia, nel suo best-seller “Intelligenza Emotiva per la coppia” ha indicato quali sono i 4 atteggiamenti che conducono le relazioni al fallimento.

I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE

E’ proprio con questi termini che Gottman fa riferimento ai 4 motivi principali per cui oltre il 90% delle coppie termina una relazione (“l’apocalisse” della coppia). Vediamoli uno ad uno.

1. LA CRITICA

Questo è primo cavaliere che porta la coppia a spezzarsi. La critica è devastante perché non è diretta ad un comportamento che non ci piace, ma è rivolta alla persona in sé. Ad esempio, se il partner lascia i calzini per terra, nonostante voi gli abbiate chiesto più volte di metterli nel cesto, si tende a dire: “Sei il solito menefreghista! Sei come i bambini!“. Quel “SEI“, non rimanendo circoscritto al comportamento del disordine, svaluta la persona in sé, minando la sua autostima. Il rischio è che con questa modalità il partner si senta disprezzato.

STRATEGIE
  • Di fronte a comportamenti del partner che non vi piacciono, cercate (un po’ come la Sig.a in Giallo) di rimanere sull’oggettività di quanto osservato, senza aggiungere considerazioni e giudizi sulla persona. Ad esempio: “Mi da fastidio quando lasci le cose in giro (comportamento) perché non mi sento rispettata (emozioni) e se non lo fai tu lo devo fare io. Ti sarei grata se riuscissi a darmi una mano (richiesta)”,
  • Ricordatevi sempre che le persone non cambiano quando si sentono attaccate (leggi il mio articolo “Feedback efficace in tre mosse“). Fate attenzione alla quantità di volte in cui disprezzate il partner rispetto a quelle in cui lo apprezzate. È importante, per entrambi, che sentiate di valere e proprio in un clima positivo di questo tipo possono essere colte le richieste reciproche (anche il mettere i calzini nel cesto).
  • Evitate nella comunicazione di generalizzare! “Tu dici sempre….  non fai mai… sei sempre…”. La generalizzazione è una distorsione comunicativa e anche questa porta a svalutare la persona perché si estende una situazione all’interna vita (“sempre”). Rimanete sulla situazione presente, anche se si ripresenta molte volte.

2.  IL DISPREZZO

Si disprezza l’altro quando si usano il sarcasmo e il cinismo, quando si comunica disgusto, verbalmente e/o con la mimica. L’umiliazione del partner alcune volte avviene in maniera cosciente (ovvero fatta apposta), altre invece è fuori dal controllo cosciente e difficilmente viene mascherata. Spesso basta un secondo di occhiate sbieche, l’alzare gli occhi al cielo o guardarsi dall’alto al basso, per demolire la persona. Se siete all’inizio di una relazione e vi trovate in questa situazione, fate qualche riflessione! Al disprezzo non si arriva da un giorno all’altro ma dopo anni di rancore, rabbia e risentimento accumulati e mai espressi.
Alcuni esempi sono il denigrare l’altro per come ha fatto un’azione (“Non sei nemmeno capace di aggiustare quella tal cosa”, “Non sei in grado di fare una pasta per i bambini”, “Non sei neanche in grado di fare una lavatrice”, “Non sei capace di stirarmi una camicia!”) o correggerlo per come ha detto qualcosa, di fronte ad altre persone (“Non si dice così.. si dice colà…!”, “Non dire stupidate! Questo non è un buon vino dai! Si vede che non ne capisci niente!”).

STRATEGIA

Il disprezzo è estremamente velenoso: solitamente chi fra i due lo subisce è la personalità più fragile nella coppia, che corrisponde anche a quella più debole a livello di sistema immunitario. Il disprezzo a volte viene tradotto come “cattiveria”. Se siete a questo livello significa che manca il rispetto, base imprescindibile di qualsiasi tipo di rapporto. Ricordatevi che avete di fronte una persona, non una pattumiera. Strategie per combattere il disprezzo non ce ne sono, anzi, ce n’è una: evitatelo categoricamente! E se non ci riuscite, pensate ad una psicoterapia di coppia… o personale.

3. L’ATTEGGIAMENTO DIFENSIVO

Si adotta un atteggiamento di difesa quando si viene attaccati e criticati dal partner (“È colpa tua!”, “Il problema non sono io, sei tu!”) per cui inconsciamente ci si protegge dall’attacco difendendosi, giustificandosi, scusandosi o assumendo il ruolo di vittima.

Entrare nella rete attacco-difesa è controproducente perché la giustificazione e la difesa alimentano un’ulteriore contro-attacco (“Se io sono cosi, tu sei una pessima persona!”), in una spirale senza fine in cui ognuno mantiene la propria visione delle cose.

STRATEGIA

La dinamica accusare-difendersi è come quella sadico-masochista: quando c’è una, c’è anche l’altra. Occorre uscire da questa dinamica evitando di reagire alle provocazioni del partner. Nonostante siate stati attaccati, avendo questa sensibilità in più, cercate di comprendere cosa ci sta sotto le accuse del partner, quale emozione sta provando e cosa vi sta dicendo dietro a quelle parole di rabbia e critica. Se siete dalla parte di chi tende ad attaccare, prima di sputare la vostra rabbia sul partner/sulla partner chiedetevi cos’è che la scatena. Probabilmente vi accorgerete che il comportamento del partner è la punta di un iceberg che non ha a che fare con l’altro, ma con voi stessi.

4. L’OSTRUZIONISMO

Quest’ultimo cavaliere segna il declino totale della coppia, quando si spezza la relazione facendo alzare un muro, muto, immobile. L’ostruzionismo, ovvero la chiusura, può avvenire ad esempio quando si sta discutendo e uno dei due partner chiude la comunicazione ignorando il partner ed evitando il confronto. In questi casi il silenzio che crea chi si chiude è l’espressione di un tentativo di protezione da eventuali ferite. L’ignorare o l’essere ignorati dà al nostro inconscio un messaggio dolorosissimo da accettare: “Tu non esisti”…

Quando non c’è più comunicazione, quando non ci sono più scambi e ci si estranea dedicandosi a ciò che c’è fuori la coppia e la famiglia, si più benissimo parlare di “separazione in casa”. Le coppie che convivono in questa situazione sono davvero molte e, mi correggo, più che coppie sono coinquilini. Si dividono la casa per questioni di comodità economiche o finte-familiari (“Rimaniamo insieme per i figli”) quando proprio per i figli sarebbe doveroso affrontare la situazione e prendere una decisione, che sia il buttare giù il muro ricostruendo la coppia, oppure dividendosi del tutto, anche fisicamente.

STRATEGIA

Se vi accorgete che è in campo questo atteggiamento, guardatevi allo specchio e ditevi “Ma cosa sto facendo? Così non vado da nessuna parte” (né che siate nella posizione di vedere il partner chiuso dietro al suo muro, né che siate invece voi ad aver alzato il muro). Può essere che voi, o l’altro abbiate bisogno di un tempo per sbollire la tensione. Benissimo: prendetevelo. Ma quando sarete calmi ritornate sulla questione. I problemi accantonati diventano problemi amplificati.

Probabilmente, arrivati al termine di questa lettura, penserete che non vi riguardi poi più di tanto, e che voi comunicate meglio con il vostro partner. Ebbene, vi riporto un esempio di comunicazione quotidiana, tratto direttamente dal libro “Intelligenza Emotiva per la coppia”:

«Se la moglie dice: “Non mi ascolti!”, il marito o la ignora (ostruzionismo), o si mette sulla difensiva (“Ma sì invece!”), o critica (“Non ascolto perché quello che dici non ha senso”) o si mostra sprezzante (“Non ho tempo da perdere”).»

Forse vi sarete accorti di quanto comune sia cadere (o scadere) in questo tipo di comunicazione, estremamente dannosa per la salute della coppia.

È fondamentale fermarsi e analizzare il proprio modo di comunicare perché se questi atteggiamenti sono presenti, può esserci anche l’amore nella coppia, ma passa in secondo piano rispetto alle reazioni, alla rabbia e ai vissuti che l’adozione di queste modalità scatena nel partner e, di conseguenza, a voi. Cominciate a fare attenzione al come e al cosa dite (quindi alla forma e al contenuto della comunicazione) per prevenire crisi di coppia e, alla lunga, come ha verificato lo psicologo Gottman, anche il divorzio.

(Consiglio bibliografico: John Gottman, “Intelligenza Emotiva per la coppia”)

DR.SSA ILARIA CADORIN
Psicologa n°9570 Albo Psicologi del Veneto

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ILARIA CADORIN

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