Chiamami col tuo nome

CHIAMAMI COL TUO NOME

Dopo averne sentito molto parlare, sono riuscita a vedere il film “Chiamami col tuo nome” uscito nel 2017 e vincitore del Premio Oscar 2018 come miglior sceneggiatura non originale perché tratto dal romanzo Chiamami col tuo nome di André Aciman.

Il film è ambientato nell’estate del 1983 e ci porta completamente dentro le emozioni e i vissuti di due giovani che si innamorano: Elio, diciassettenne figlio di un professore di archeologia, e Oliver, ventiquattrenne dottorando in tesi con il papà di Elio.

Due caratteri apparentemente diversi, Elio ancora in piena adolescenza e ancora in ricerca ed esplorazione personale, mentre Oliver più strutturato, sicuro di sé, già “uomo” ma al contempo così tanto vulnerabile.

Da subito tra i due personaggi ci sono reciproco interesse e curiosità, con quel pizzico di provocazione che comunque non li fa apparire distanti ma due calamite in attrazione. Nel film, infatti, l’attrarsi e respingersi tra i due è una danza che rivela tutta la paura di quel contatto e di quell’emozione che avrebbe potuto ferire entrambi.

L’IMPORTANZA DEL COMING OUT

coming outPedro Almodóvar, Giorgio Armani, Miguel Bosé, Marlon Brando, Patricia Cornwell, Michael Cunningham, Tom Daley, Cameron Diaz, Rupert Everett, Tiziano Ferro, Jodie Foster, Samantha Fox, Leo Gullotta, Ricky Martin, George Michael, Mika, Ian McKellen, Gianna Nannini, Martina Navratilova, Andrea Occhipinti, Ferzan Özpetek, Walter Siti, Gianni Vattimo, Jeanette Winterson, Franco Zeffirelli, Kevin Spacey.
Tutti questi sono solo alcuni dei nomi di personaggi dello spettacolo o sportivi che hanno nel tempo dichiarato la loro omosessualità o bisessualità.
Ma finché si tratti di questi “personaggi”, la cosa non ci tocca. Si immagina che per loro sia facile, sia quasi “di moda”. La crisi è quando, a doversi rivelare, è una persona “qualunque” di un piccolo paese, con la sua vita normale, la sua famiglia normale, le sue amicizie normali (“normalità” in contrapposizione a come possiamo vedere il “red carpet“).

coming outIn questo articolo non voglio entrare in merito alla spiegazione del perché e del per come dell’omosessualità.

Certo è che il gene-gay non esiste o, almeno, non è ancora stato scoperto. Però, partendo dal presupposto che non c’è ancora totale chiarezza in merito, il pericolo di entrare in tematiche del genere è di scontrarsi con ideologie, chiusure, stereotipi, pregiudizi o prese di posizioni, per un lato o per l’altro lato, che rischierebbero di stimolare una guerra virtuale.