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I CARTONI E LA PSICOLOGIA – 2

Dopo il successo dell’articolo “I CARTONI ANIMATI E LA PSICOLOGIA“, continuiamo a cavalcare l’onda scoprendo altri parallelismi tra i cartoni animati e la psicopatologia! In quell’articolo abbiamo visto da cosa erano affette la regina di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, e Alice stessa, il principe di Biancaneve, Pollon, la “Bella Addormentata nel Bosco”, il pesciolino Flounder del cartone “La Sirenetta” e infine Lady Oscar (anche se in quest’ultimo caso non si parla di patologia).

Sottolineo che con queste riflessioni non si vuole mettere al rogo i cartoni animati, con i quali tanti di noi, e io stessa, siamo cresciuti!

Non consideriamo quindi questi parallelismi troppo seriosamenteNon sono sicuramente “diagnosi” ma possono però aiutare, con simpatia, a rendere più chiare alcune situazioni psicologiche (gli elementi diagnostici sono tratti in maggioranza dal DSM-5, il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, ultima edizione).

Siamo pronti?

  • PETER PAN – Sindrome  di Peter Pan

Questa “Sindrome” non è presente nel DSM ma è comunque conosciuta da tutti ed ormai entrata nel linguaggio comune. Parliamo di Sindrome di Peter Pan in riferimento agli adulti che non vogliono crescere (proprio come Peter Pan nell’omonimo cartone animato). Si dice infatti “essere l’eterno Peter Pan” quando una persona si rifiuta o è incapace di crescere, di diventare adulta.

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Queste persone, una sorta di bambini in un corpo da adulti, tendono a vivere nell’eterno presente, senza assumersi responsabilità e senza compiere scelte importanti nella vita affettiva, nel lavoro, nell’indipendenza di sé.

Le regole non sono ben accettate mentre il focus è sul divertimento e sulla continua ricerca di tentativi per scappare di fronte alle difficoltà. Queste persone difficilmente riescono ad impegnarsi nella vita con la maturità propria dell’adulto e anche per questo è raro che scelgano di vivere da sole, di sposarsi, o di impegnarsi in un mutuo o in un lavoro che richiede invece dedizione e sacrifici. 

Se essere adulti significa essere in grado rimandare le gratificazioni immediate in vista di un obiettivo più grande e saper dedicarsi agli altri (un partner, i figli…), l’eterno Peter Pan è come se si fosse fermato in una fase narcisistica e immatura, incapace di guardare a tutto ciò che è all’infuori di sé e dell’appagamento dei propri bisogni, tanto che più che “accudire” cerca qualcuno che possa accudirlo e prendersi cura di lui (una seconda mamma).

  • LA SIRENETTA – Disturbo da accumulo

cartoni e psicologiaChi di voi ha visto il programma televisivo Accumulatori seriali? Per molti è stato proprio quello a portate a conoscenza questa patologia chiamata, con il suo termine tecnico, disposofobia (dall’inglese to dispose, ovvero “gettar via” più il gr. phobia, paura = paura di gettare via le cose).

Il sintomo estremamente visibile di questo disturbo è il circondarsi di oggetti ritenuti cari e indispensabili pur non essendo quasi mai “di valore” (per gli altri, almeno, per chi li accumula invece sono estremamente di valore).

C’è una scena nel cartone La Sirenetta, in cui lei si gongola ammirando i suoi “tesori“, oggetti, per lei e la sua vita nel mare, assolutamente senza senso e inutili, come forchette, candelabri o la collezione di cavatappi.

La fatica in chi accumula, nel riempirsi bulimicamente di oggetti, si aggancia con l’impossibilità di eliminarli e di liberarsene divorati dal dubbio: “E se questa cosa mi potesse servire in futuro?“. Ecco quindi che si tengono non solo vestiti e foto, come fanno molti, soprattutto per il legame affettivo, ma anche accessori, carte, giornali, contenitori di cibo, anche se con gli alimenti scaduti al loro interno, creme scadute o barattoli vuoti ecc. L’esito di questo continuo aggiungere “cose” senza mai toglierne nemmeno una, è di ritrovarsi sepolti in mezzo ad un mucchio di spazzatura. Ovviamente in questi casi è fondamentale un intervento non solo psicoterapeutico ma anche farmacologico.

  • IH OH – Depressione

Ih Oh, è uno dei personaggi nel cartone “Winnie the Pooh”, un vecchio asino di pezza al quale si stacca sempre la codina. La caratteristica di Ih Oh, chiamato così proprio per il suo verso, è l’umore depresso e la sua conseguente visione pessimistica e negativa di sé e di tutto. Alcune dei criteri propri della depressione, sono:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, per la maggior parte dei giorni (es. sentirsi triste, vuoto, senza speranza). Nei bambini e negli adolescenti l’umore può essere irritabile.
  • Marcata diminuzione dell’interesse o del piacere nel fare qualsiasi cosa, per la maggior parte della giornata, per la maggior parte dei giorni.
  • Agitazione psicomotoria o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (l’alterazione della motricità deve poter essere osservata dagli altri, non è sufficiente la sensazione soggettiva di agitazione o rallentamento)
  • Fatica e perdita delle energie per la maggior parte dei giorni
  • Sentimenti di indegnità o sensi di colpa eccessivi o inappropriati per la maggior parte dei giorni.
  • ELSA – Incapacità di gestire le emozioni

Non demonizziamo Elsa, personaggio che adoro! Però… strana la ragazza! A causa di un suo potere, la principessa di Frozen si ritrova fin da piccola segregata in una stanza del castello, senza la possibilità di contattare nessuno (tanto meno la sorella Anna) per non incorrere nel rischio di essere congelati dal suo tocco. Per tale motivo, Elsa indossa sempre dei guanti ma la sua “malattia” nel tempo degenera a tal punto che persino i guanti risultano inefficaci come protezione e lei si ritrova, per varie vicissitudini, costretta a scappare dal castello e dalla famiglia. Si rifugia quindi in mezzo alle montagne, in un castello di ghiaccio, da lei creato, dove poter essere libera di essere se stessa senza alcun controllo su di sé per la paura di ferire gli altri.

In Elsa è evidente l’incapacità di gestire le emozioni, considerando che è proprio questo mancato controllo a rendere il suo “potere” pericoloso. Nel film, la principessa del ghiaccio riuscirà a dominare se stessa, conoscendosi e imparando a gestire le sue emozioni e il suo potere, tanto da farlo diventare una risorsa per tutto il regno.

  • STREGA DI BIANCANEVE – Disturbo narcisistico di personalità

Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?

narcisismo

Come non pensare al narcisismo, con una frase così emblematica? Grimilde, la strega nel cartone Biancaneve, si guarda allo specchio mille e mille volte, ponendosi questa domanda che prevede una sola e unica risposta “Tu, mia regina“. Grimilde non può accettare di vedere nessuna imperfezione in sé e, per questo, di fronte alla bellezza di Biancaneve, Grimilde diventa la strega crudele entrata negli incubi di tanti di noi (…cattivissima e bruttissima davvero… per fortuna che nei film d’animazione moderni c’è più rispetto per la sensibilità dei bambini! ;)).

Ricordandoci che non siamo etichettabili da nessuno e che tutto (o quasi) è fortunatamente in divenire, il DSM 5 aiuta i professionisti nella diagnosi di tale disturbo fornendo un elenco di sintomi guida, utili a questo scopo. Alcuni di questi sintomi sono (ve ne riporto 5 di 9):

  1. Avere un senso grandioso di importanza (ad esempio, la persona esagera e amplifica risultati e talenti, si aspetta di essere considerato/a superiore senza un’adeguata motivazione).
  2. Nutrire fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati, o di amore ideale.
  3. Convinzione di essere “speciale”‘e unico/a e di poter essere capito/a solo da, o di dover frequentare, altre persone (o istituzioni) speciali o di classe sociale elevata.
  4. Invidia degli altri: crede che gli altri lo/a invidino.
  5. Mostrare comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntosi.
  • DORY – Perdita di memoria a breve termine

Per chi ha visto il cartone “Nemo”, come non ricordare il simpaticissimo pesciolino chirurgo dai colori blu e giallo? Ed è proprio per una questione di “ricordi”, o meglio di “non-ricordi”, che in quest’elenco troviamo Dory. In realtà premetto che questo inserimento è fuori tema perché più che di “psicologia” qui si tratta di “neurologia”.

La caratteristica di questo pesciolino, compagna inseparabile (almeno nel primo cartone della serie) del pesce pagliaccio Nemo, è che dimentica tutto ciò che le viene detto, soffrendo di “perdita della memoria a breve termine”.

Ecco spiegato il motivo delle sue ripetitive domande e delle continue dimenticanze che sono state anche la causa del suo essersi persa, allontanata dalla mamma e dal papà senza saper più ritrovare la strada di casa. Se dovessimo specificare però, Dory non soffre solo di perdita di memoria a breve temine ma anche a lungo termine, dato che con la prima formula si fa riferimento alla dimenticanza di informazioni con cui si è entrati in contatto in un periodo di tempo da qualche minuto a qualche ora prima, mentre con la seconda formula si comprendono anche le dimenticanze di informazioni, contenuti e dati, saputi anni prima.

  • HERCULES – Crisi di identità

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Hercules, uno dei mie cartoni animati preferiti della Disney, ci mette di fronte al conflitto destabilizzante che vive ognuno di noi quando non sa chi è, chi deve essere e chi deve diventare (in adolescenza ci siamo passati – spero – tutti).

Nel cartone, solo una volta “grande” Hercules scopre di avere delle origini divine. Comincia così la sua ricerca, una ricerca per capire il senso della sua vita, il perché, ad esempio, di quella forza spropositata che lo faceva sentire inadeguato rispetto al mondo che lo circondava.L’allontanarsi dai genitori, rappresenta metaforicamente l’allontanarsi dal familiare, dal conosciuto, dal “chi ho creduto di essere fino ad oggi”.

Non spaventiamoci di fronte a  queste crisi ogni crisi sicuramente porta con sé la fatica della rottura di un’immagine fino a quel momento avuta di sé, sulla quale ci si era costruiti e che veniva data per certa, stabile, solida, ma a questa fase segue (soprattutto se sostenuti in un percorso psicologico) una fase di costruzione di un sé più adeguato, più vicino e adatto alla persona che si sente di essere in quel momento.

  • GOBBO DI NOTRE DAME – “Dismorfofobia”

Altro splendido cartone della Disney (anno 1996). Inizialmente avevo pensato a questo personaggio, il Gobbo di Notre Dame, collegandolo alla fobia sociale, ovvero alla paura di stare in mezzo alle persone. Riiportando alla mente il cartone, mi sono ricordata però che il Gobbo era chiuso a Notre Dame con il ruolo di “campanaro”, perché imprigionato dal giudice Frollo per la sua deformità. Il Gobbo, invece, nutriva una grandissima curiosità per il mondo che vedeva dall’altro della cattedrale,insieme ai suoi amici Gargoyles. Esclusa la Fobia Sociale, una caratteristica che invece il Gobbo viveva era quella della dismrfofobia. Che il Gobbo fosse deforme, era chiaro e visibile a tutti, e non è che lui amplificasse i suoi difetti, cosa che avviene invece nella dismorfofobia. In questa patologia, infatti, un lieve o persino immaginario difetto viene percepito come una deformità e questa errata percezione è accompagnata  da persistenti preoccupazioni per il proprio aspetto fisico.

Significative in tal proposito sono le parole di una canzone che il Gobbo canta:

Più di una volta io, guardando da quassù, ho visto amanti passeggiar illuminati da una luce che il Paradiso fa brillar; ma quella luce so che io non la vedrò, ne sentirò il calore mai su questa orrenda faccia mia la luce mai potrà brillar.

Fammi sapere se ti vengono in mente altri cartoni “patologici” e cosa ne pensi di queste associazioni commentando qui sotto!

© DR.SSA ILARIA CADORIN

Psicologa n°9570 Albo Psicologi del Veneto

www.ilariacadorin.com

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