complesso di caino

IL COMPLESSO DI CAINO – LA RIVALITÀ TRA FRATELLI

Conoscete la storia biblica di Caino e Abele?

Se la ricordate, saltate questa prima parte e proseguite. Ma se, come è successo a me, avete i ricordi offuscati, continuate a leggere. Brevemente, secondo la Bibbia, Caino e Abele sono i primi figli dell’Umanità, nati da Adamo ed Eva una volta che questi vennero cacciati dal Giardino dell’Eden (Genesi, 4). Caino fu primo-primogenito (bel gioco di parole 😉) e si dedicò alla coltivazione della terra; poi nacque Abele, (il primo “fratello”) che invece si dedicò alla pastorizia. Dopo un po’ di tempo, Caino offrì a Dio i frutti della terra e anche Abele scelse di fare un’offerta a Dio, sacrificando i primogeniti del suo gregge (all’epoca non c’erano gli animalisti).

Fin qui tutto bene. Se non fosse che…

Si legge nella Genesi, “il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta“. Facile immaginare l’irritazione di Caino, visibile anche in volto (è facile probabile che tenesse il broncio).

Dio allora, vedendo Caino arrabbiato e con il volto abbattuto, gli domandò perché fosse irritato, ammonendolo così: «Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo».

Caino non la prese esattamente “con filosofia“.

Si rivolse al fratello Abele proponendogli di andare in campagna e lì lo uccise (secondo fatto di cronaca nera, dopo l’episodio della mela del peccato). Dio, che tutto vede e tutto sa, impiegò poco a scoprire il delitto di Caino e lo maledisse cacciandolo da quella terra.

Prima di andare avanti con la lettura, non c’entra molto con l’articolo ma risponde alla mia, e forse vostra curiosità: Cosa ha fatto di male Caino per non meritare l’approvazione dei doni da parte di Dio? Si legge in un altro passo (Ebrei 11:4), che Abele offrì a Dio un sacrificio “più eccellente” di quello di Caino ma soprattutto Abele aveva più fede in Dio rispetto a quanta ne avesse il fratello Caino. Insomma, dei motivi Dio li ha avuti.

Saputo questo, ritorniamo a noi.

Perché cominciare un articolo con il racconto di Caino e Abele? Perché in Psicoanalisi si fa riferimento a Caino quando si parla di rivalità tra fratelli e di gelosia per i fratelli minori. Fu proprio uno psicoanalista, Charles Baudouin (1893-1963), a creare questo tipo di associazione, fra il racconto biblico e una dinamica, quella fraterna, a cui dedicò diversi suoi studi e che racchiuse nel libro “L’anima infantile e la psicoanalisi” (Astrolabio, 1950).

Il COMPLESSO DI CAINO

Si parla quindi di “Complesso di Caino” per richiamare quell’insieme di sentimenti,
spesso ambivalenti e contraddittori, che il primogenito vive
quando si trova a fare i conti con l’arrivo del fratellino o della sorellina.

L’ambivalenza di fondo è costituita da due elementi.

  1. Da un lato il secondogenito è accolto con gioia perché non si è più da soli ma si trova un compagno di giochi, un complice, un confidente, ancor di più se gli anni di differenza non sono molti.
  2. Dall’altro lato però, inconsciamente, c’è la profonda paura che il neonato porti via l’amore e l’affetto che fino a quel momento il primo figlio aveva sperimentato solo ed esclusivamente rivolti verso se stesso.

Il primogenito si trova a vivere sentimenti molto forti, di gelosia, invidia,rabbia, tristezza, tutte emozioni naturali e fisiologiche, che non vanno temute o negate, ma accolte e, possibilmente, ascoltate.

IL “COMPLESSO DI CAINO” NEL COMPORTAMENTO

Come si manifestano nel bambino, le emozioni dirompenti sovra elencate? Questi sono alcuni dei comportamenti VISIBILI che i bambini adottano alla nascita del fratellino o della sorellina e che è bene saper cogliere e interpretare.

  • AGGRESSIONE

Il primogenito comincia a manifestare comportamenti aggressivi e “rabbiosi” verso la mamma, oppure verso il neonato o, non è raro, verso se stesso o persone esterne, come i compagni del nido o della Scuola dell’Infanzia, a seconda della differenza di età con il secondogenito. Alcuni esempi: lanciare oggetti alla mamma, non volersi far abbracciare da lei, preferire tutto d’un tratto il papà e altre figure, non guardare la mamma e non considerarla. La rabbia verso il fratellino può manifestarsi con attacchi fisici diretti verso di lui, il volerlo colpire o il togliergli il ciuccio o un peluche che ha preso in mano. Potrebbe anche essere che faccia di tutto perché la mamma non lo abbracci quando piange o non lo allatti. Al nido o alla Scuola dell’Infanzia si possono vedere bambini che cominciano a pizzicare i compagni o a far loro dispetti.ilaria cadorin

  • REGRESSIONE o stand-by nello sviluppo

Nasce il secondo figlio e notate una strana “coincidenza”. Il vostro primogenito mostra dei problemi nel parlare come, ad esempio, il balbettare o il tornare a parlare come un bambino più piccolo, pur avendo già acquisito una buona competenza nell’eloquio. Può farsi la pipì o la popò addosso o a letto, anche in questo caso avendo raggiunto poco prima (o anche avendo già consolidato) il controllo degli sfinteri. Alcuni bambini desiderano essere ri-allattati, “come il fratellino”, pur avendo già 2-3 anni ed essendo stati svezzati da un bel po’ di tempo* (NOTA A FONDO PAGINA!).

  • SONNO e/o ALIMENTAZIONE diventano un problema

“Come” il vostro bambino vive la notte o il rapporto con il cibo, sono importanti aree da osservare perché spesso i bambini manifestano proprio qui, in queste situazioni, le tensioni che stanno vivendo. Ecco che il vostro bambino potrà soffrire di sonnambulismo oppure di paure notturne e svegliarsi con incubi che lo spaventano molto. Riguardo il cibo, potreste vederlo mangiare di meno, rifiutare il cibo, oppure cercarlo “troppo” e in maniera poco controllata ed equilibrata.

  • MALATTIE IMMAGINARIE

Vostro figlio comincia a lamentare dolorini fisici che, ad ogni visita medica, non vengono confermati o dei quali non si individua una causa? È un po’ come se lui vi stesse dicendo: “Mamma, papà, guardate anche me! Ho bisogno della vostra attenzione e delle vostre coccole e se vi dico che mi fa male la pancia, so che le vostre attenzioni arrivano!”. Ovviamente, tutta questa dinamica avviene a livello inconscio quindi non immaginatevi il bambino di 3-4 anni che, nel suo lettino prima di dormire la notte, pensa razionalmente: “Come farò domani a far vedere alla mamma quanta rabbia e invidia provo per quel rompi scatole di mio fratello? Ma questo qui non poteva stare nella pancia?!?”. 

  • ISOLAMENTO

Il bambino si chiude in se stesso. Appare più solitario, sta molto più tempo per conto suo, interagisce poco con voi genitori e/o con i suoi compagni a scuola.

  • FORMAZIONE REATTIVA

Questa è una difesa che l’inconscio mette in atto di fronte a situazioni difficili e conflitti interni difficili da digerire. L’inconscio cancella (“rimuove”) ciò che fa star male, in questo caso la rabbia verso il fratellino per la paura che gli porti via l’amore dei genitori, e fa assumere al bambino atteggiamenti e comportamenti totalmente opposti al contenuto che è stato rimosso. Il primogenito, in questo caso, sembra aver colto di buon grado la nascita del fratellino: si mostra più maturo, molto amorevole, buono. Se però guardate agli atteggiamenti di vostro figlio con maggior attenzione, potreste accorgervi che c’è qualcosa che stona… Alcuni esempi di comportamenti amorevoli che nascondono rabbia: il primogenito abbraccia il neonato forte-forte-forte, così forte da rischiare di soffocarlo (“Ops!”) oppure insiste per cantare la ninna nanna al fratellino e, anziché cantarla “piano piano, così si addormenta…”, il fratello maggiore la urla fino a svegliare completamente il piccolo e a farlo piangere disperato. 

TUTTI I FRATELLI CHIAMATI IN CAUSA

 

Il Complesso di Caino non riguarda solo il primogenito verso il nuovo arrivato, ma è presente in ogni fratello, (anche nei mezzani), seppur in forma ridotta e con un’intensità diversa poiché solo il primogenito ha avuto l’onore e il piacere di godersi tutta l’attenzione dei genitori in “esclusiva”.

Sembrerebbe quindi che i figli unici, o i figli più piccoli, siano esenti da questo Complesso… e invece no.

Sappiamo che più potente della realtà, è la fantasia, l’immaginazione, il pensiero di quella situazione temuta, per cui anche un bambino che è “teoricamente”  al sicuro da una detronizzazione (l’arrivo del fratellino/della sorellina che lo toglie dal comodo “trono”) può vivere, nella sua mente e a livello emotivo, le stesse paure e gli stessi conflitti che vive un bambino che, nella realtà, si trova a fare i conti con un fratellino in carne ed ossa.

 

** NOTA SULL’ALLATTAMENTO FUORI-ETÀ

Una nota sulla richiesta del bambino di essere riallattato nonostante il superamento dell’età. Psicoanaliticamente io e i colleghi sconsigliamo di farlo. Spesso, quella richiesta del bambino di 2-3 anni, non è il bisogno di essere cibato dal seno della mamma (anche se così si manifesta); ciò che il bambino chiede è di essere coccolato, abbracciato, guardato dalla mamma, di riavere le sue attenzioni che devono però essere in linea con la sua fase di sviluppo. Quindi Sì alla fiaba raccontata a letto prima di dormire, Sì a momenti di gioco condivisi solo ed esclusivamente con il primogenito, NO all’allattamento fuori-età. Spesso, riprendendo l’allattamento, la mamma sta rispondendo non ad un bisogno del bambino ma ad un suo senso di colpa per la ferita che, con il secondo figlio, sente di aver “provocato” nel primo.

Cosa ne pensi di questo articolo? Sei una mamma, un papà, un’educatrice? Quali comportamenti hai visto nel tuo primo figlio verso il secondo? Scrivilo nei commenti!

(Testo di riferimento: Otìlia Monteiro Fernandes, “Essere figlio unico – Essere fratello. Le relazioni tra fratelli nelle famiglie di oggi”, Koinè Centro Psicologia, 2008).

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© DR.SSA ILARIA CADORIN

 

2 commenti su “IL COMPLESSO DI CAINO – LA RIVALITÀ TRA FRATELLI”

  1. Buongiorno Dottoressa, ho letto il suo articolo, e, come la maggior parte degli articoli che trattano questo argomento, ha un punto di vista univoco. Sono una sorella maggiore (di 10 anni più grande) e ho il problema opposto. Figlie di genitori separati, ho dovuto accudire é sostenere mia sorella facendomi carico (che me l’abbiano tacitamente richiesto o sia mia iniziativa è un’altra storia) di una parte di responsabilità genitoriale venuta a mancare. Mia sorella, dopo l’adolescenza ha iniziato una lotta silenziosa nei miei confronti che, ora che ha 30 anni, non si è ancora fermata. Ho un lavoro, una famiglia e dei figli. Lei no, per ora. Nostra madre e nostro padre, venuto a mancare da poco gli sono sempre stati accanto per darle tutto ciò che le mancava. Io sempre stata contenta perché è mia sorella e volevo avesse ciò che anch’io ho e non riesce ad avere da sola, pensando, stupidamente, che così si sarebbe sentita meno inadeguata e quindi non mi avrebbe trattato più a pesci in faccia. Ma così non è stato. La morte di nostro padre ha accentuato esponenzialmente le sue accuse su ogni mio operato, su ogni mia mossa, fino alla rottura perche non ne posso più. Nostra madre è al suo fianco a spada tratta perché nessuna di loro ha una famiglia e vedono in me la cattiva che le ha abbandonate (uno dei rinfacci di mia sorella è “io sono la tua famiglia!). Ho dovuto estraniarmi dalle loro dinamiche per non farmi annientare, “uccidere”. Ho altre amiche più grandi e tutte le sorelle le rinfacciano l’abbandono dopo che si sono Costruite una vita. Cosa mi dice a riguardo?

    1. Gentile @framadoi, innanzitutto mi dispiace sapere di queste dinamiche. Le relazioni familiari sono spesso la realtà più difficile da gestire. Ha ragione rispetto alla sua riflessione: spesso i fratelli/le sorelle più grandi vengono investiti, più o meno direttamente o implicitamente, di una responsabilità rispetto ai fratelli più piccoli. Non collegherei però esclusivamente a questo il vissuto di “abbandono” da parte di sua sorella. Penso piuttosto che le dinamiche in gioco siano così tante, diverse e uniche, da famiglia a famiglia, che fare di tutta l’erba un fascio e dare una lettura univoca ad ogni storia sia sbagliato, oltreché insensato. Ancor di più, nel suo racconto, il vissuto di abbandono lei lo collega anche a vostra madre, e non solo a sua sorella. La parte faticosa da digerire in questa situazione è che lei si sia sentita costretta a staccarsi dalla famiglia per non “morire”… mi domando però come sia possibile vivere (e vivere “bene”, soprattutto) in questo modo. Potrebbe essere utile valutare un suo spazio di ascolto e di elaborazione della sua biografia per poter trovare un senso a quanto da lei vissuto in prima persona e poter eventualmente ricucire dei rapporti che, volenti o nolenti, rimangono per noi sempre fondamentali.
      Un caro saluto (e mi scusi se le ho risposto così in ritardo)

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